Mandalay e dintorni

Mandalay è la seconda città più grande del Myanmar ed è stata l’ultima capitale regale del paese. Il centro città è relativamente piccolo e lo si riesce a girare tranquillamente in una giornata in motorino, la soluzione migliore. La città è meno caotica di Yangon, a me è sembrata più organizzata, sempre trafficata, ma con più criterio. Poco fuori da Mandalay ci sono posti imperdibili, che mi hanno lasciata piacevolmente sorpresa, io che non avevo grandissime aspettative su questa città. Pensavo non ci fossero molte cose interessanti da vedere e invece sono rimasta felicissima di questa tappa.

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Cosa fare

Mandalay Palace
Questo è l’ultimo palazzo reale della monarchia birmana, è delimitato da alte mura di cinta con quattro ingressi e un fossato lungo tutto il perimetro esterno. Dentro le mura e tutto intorno al palazzo è ora presente una cittadella nella quale vivono persone comuni e alla quale è interdetto l’accesso ai non birmani. All’interno troviamo il palazzo reale vero e proprio in cui vivevano i monarchi, i palazzi in cui venivano tenute le cerimonie ufficiali, il trono, le abitazioni dei  servitori eccetera eccetera. Alcune stanze sono adibite a museo, dove si trovano interessanti reperti come scritti antichi o abiti dell’epoca.

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Kyauktawgyi Pagoda
Questa enorme pagoda col suo complesso dorato e le numerose statue del Buddha è si trova a pochi metri dal Mandalay Palace. Il perimetro è delineato da piccole celle contenenti Buddha e l’interno è adornato dalle solite lucine al led che caratterizzano i templi e le pagode birmane.

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Kuthodaw Pagoda
Dall’altra parte della strada troviamo questo complesso di 729 stupa di marmo bianco che presentano incisioni sugli insegnamenti buddisti che circondano la pagoda dorata al centro. Si accede tramite un lungo corridoio adornato da statue della tradizione hindu e buddista.

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Mandalay Hill
In sella al vostro motorino potrete raggiungere facilmente la cima della collina Mandalay. La strada è un po’ lunga e tortuosa, ma spettacolare, perché immersa nella foresta e la vista che troverete arrivati sù vi ripagherà. In alternativa potrete salire per la collina anche a piedi, ma non lo consiglierei, perché i gradini sono davvero tanti. Arrivati potrete accedere alla Sutaungpyei Pagoda, un tempio assolutamente meraviglioso con una vista a trecentosessanta gradi su Mandalay.

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L’enorme patio sulla terrazza è composto da colonne e archi impreziositi da tante piccole mattonelle geometriche incastonate nella pietra. Queste decorazioni creano un effetto splendido di riflessi e luce, con meravigliose combinazioni di colore. Non riuscivo a smettere di fotografare ogni minuscolo dettaglio.

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Anche qui non mancheranno i monaci che vengono a visitare la pagoda e non stupitevi se vi approcceranno per fare due chiacchiere. Alcuni di loro lo fanno per migliorare il loro inglese coi turisti e per voi sarà l’occasione adatta per fare domande e imparare nuove cose. Il ragazzo nella foto qui sotto si è messo a chiacchierare con noi per una mezz’ora e lo abbiamo bombardato di domande per chiarire i nostri dubbi sul buddismo, sulla meditazione, sulla vita nei monasteri eccetera eccetera.

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Mahagandayon Monastery
Questo monastero gigantesco è famoso per un evento che avviene tutti i giorni alle dieci e trenta di mattina: il pranzo dei monaci. Detta così fa un po’ ridere la cosa, eppure decine di turisti ogni giorno si fermano al Mahagandayon per assistere a questo evento. Se andate un po’ prima potrete girare per il monastero e osservare la vita quotidiana dei monaci che passeggiano, pregano, si fanno la doccia, si radono la testa.

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La vita in questo monastero è molto rigida e i monaci impiegano dai sette ai dieci anni per completare gli insegnamenti.

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I monaci si alzano ogni mattina alle quattro e trenta e ricevono la colazione alle cinque. Poi si lavano e iniziano gli studi e le loro pratiche. Alle dieci e trenta pranzano e quello sarà il loro ultimo pasto della giornata. Quando è ora di pranzo i monaci si dirigono verso le sale in una ordinatissima fila indiana, in silenzio e con lo sguardo rivolto verso il basso. Sono tantissimi, la fila sembra non finire mai. Hanno tutti in mano una specie di ciotola e una tazza. Così in ordine ricevono il cibo e in silenzio si siedono al tavolo per consumarlo. Una volta terminato, di nuovo in silenzio puliscono e se ne vanno.

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Sinceramente ho trovato questa visita molto interessante a livello culturale, perché non avevo mai assistito a nulla di simile e ho imparato molte cose sulla vita di monastero, ma allo stesso tempo ero io stessa infastidita dal fatto che i turisti potessero avere accesso al monastero i gironzolare così indisturbati. Trovo che sia eccessivo permettergli di fare foto ed entrare in zone riservate, anche se so che per i monaci questo è vantaggioso, perché si aspettano sempre delle offerte in denaro da parte dei turisti per il monastero.

Sagaing
Sagaing è la capitale della regione Sagaing che pullula di monasteri e pagode. Ce ne sono in una quantità indescrivibile. Si raggiunge attraversando il fiume Irrawaddy e si arriva al complesso di templi principale. Salendo su per la collina potrete godere di una vista sconfinata sulle pagoda che spuntano in mezzo al verde sottostante. I templi e le pagode sulla collina sono meravigliosi, anche qui forte è la presenza di decorazioni geometriche a specchio e i soliti numerosi e immancabili Buddha in ogni dove.

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Inwa
Per arrivare a Inwa bisogna attraversare un fiume, ma questa volta a bordo di una barchetta. Inwa è un’antica città imperiale e sembra un posto a sé stante, un villaggio antico dove il tempo si è fermato tanti anni fa. Ci si sposta su un carretto trainato da un cavallo e se siete fortunati abbastanza, anche voi troverete un guidatore di carretto mezzo matto che canterà le canzoni della tradizione birmana a squarciagola, invitandovi a cantarle con lui.

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A Inwa ci sono vari siti da visitare, alcuni piuttosto lontani da raggiungere a piedi, quindi il mio consiglio è di affittare uno di questi pittoreschi calessi. Il paesaggio è assolutamente rurale e le persone che vivono qui abitano in case di paglia e fango.

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Ci sono fortezze, templi, stupa e pagode antiche. Non perdetevene neanche uno, perché sono tutti diversi e tutti interessantissimi. Io mi sono innamorata di Inwa!

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Amarapura
Anche Amarapura è stata capitale del Myanmar in passato (ma quante capitali hanno avuto? Wikipedia dice tante) e ospita un complesso di templi e pagode con statue giganti del Buddha seduto e sdraiato e altrettante statue sparse qua e là nella zona.

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U Bein
Appena fuori il complesso di Amarapura troviamo il ponte U Bein, il più antico e lungo ponte costruito usando solo il teakwood, un legno duro che si trova nei paesi tropicali. Il ponte è lungo un chilometro e duecento metri ed è una popolare meta per godersi il tramonto sul lago. Sotto al ponte ci sono delle zone di terraferma con dei bar e delle sedie in posizione strategica dove potersi sedere a bere una cosa aspettando che il sole scenda.

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Mandalay è decisamente una tappa da non perdere. Dopo Bagan e Inle pensavo fosse difficile farmi entusiasmare ancora, invece questa città ci è riuscita benissimo. C’è tanto da vedere e tanti chilometri da percorrere, quindi salite in sella al vostro motorino ed esplorate ogni angolo!

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