Yoga e meditazione in un ashram in India

Sono partita per questo ashram senza nessuna aspettativa. Avevo visto nei film persone che spendono qualche giorno in un ashram a meditare, ma non mi aspettavo di trovare le stesse condizioni, né di provare le stesse esperienze. E credo sia giusto partire senza avere una grande idea di quello che succederà.
L’ashram che abbiamo scelto si trova in mezzo alla foresta indiana, sul monte Velliangiri, una catena montuosa considerata il Kailash del sud dell’India. La montagna è immensa e la giungla fitta e incontaminata. Tuttora qui vivono alcuni yogi, ovvero individui che hanno lasciato la vita comune, per intraprendere un cammino spirituale e abbracciare lo stile di vita ascetico, rinunciando ai beni terreni e agli affetti per dedicarsi totalmente allo yoga e alla meditazione, sperando così di raggiungere l’illuminazione e il conseguente stato di Buddha. È una vita dura, solitaria e di rinuncia, nonché di grandissima forza interiore, massima disciplina e dedizione. Non tutti gli yogi intraprendono questa scelta di vita e quelli che decidono di percorrere questo cammino hanno alle spalle decine di anni di pratica yoga e di meditazione sotto la guida severa di un guru. Pensare che sulla stessa montagna, chissà dove lì intorno, ci fosse più di uno yogi che vive nel suo eremo e non fa altro che praticare yoga e meditazione giorno e notte è stato estremamente motivante per me durante quei giorni.

Non tutti sanno che yoga e meditazione sono due entità complementari e che esistono l’una per l’altra. Lo yoga praticato oggi nelle palestre è un semplice sport che fa bene al fisico ed è fine a se stesso. Non godrete di uno stato mentale elevato con la mera pratica dello yoga da palestra. Per cogliere appieno i benefici dello yoga bisogna unirlo alla meditazione e viceversa.

Ora, un post su un blog non è certamente il luogo più consono per approfondire un discorso così complesso e delicato (e in ogni caso io non ho ancora i mezzi sufficienti né la conoscenza adeguata per poterne parlare in modo completo) e quindi non posso dare consigli specifici a chi mi ha spesso chiesto di parlare della meditazione, ma posso condividere qualche informazione superficiale per chi desiderasse avvicinarsi a questo mondo. Non sono qui nemmeno per trasmettere la pratica che ci è stata insegnata durante i nostri giorni di ritiro in ashram, perché è una potente tecnica che risale a migliaia di anni fa e che va imparata ed eseguita sotto la guida esperta di uno yogi. Ci è stato detto di non andare ad insegnarla ad amici e parenti, perché se eseguita mi modo scorretto più apportare danni al fisico, invece che benefici. Questa pratica comprende delle tecniche di respirazione e invocazione particolari che vanno eseguite con cura e attenzione, perché apportano livelli di energia molto elevati e come fine ultimo il benessere del corpo e della mente.

La vita in ashram è una vita dura e fatta di pochi comfort. Noi venivamo svegliati ogni mattina dal suono dei tamburi alle cinque per la pratica, da eseguire assolutamente a stomaco vuoto. Sono ammesse solo delle piccole palline di curcuma e foglie di neem (sostanze che apportano numerosi benefici) da ingerire con acqua tiepida. Per far sì che il corpo fosse sempre preparato e predisposto alla pratica, i pasti erano regolati dall’ashram in modo molto rigido. Erano loro a decidere cosa e quando mangiare, perché le pratiche vanno eseguite a stomaco vuoto e bisogna essere certi che l’ultimo pasto sia stato consumato non meno di quattro ore prima della pratica. Il cibo era tutto indiano vegetariano/vegano, del tutto vietati i cibi negativi (carne, aglio, cipolla, caffè, tè), nonché sigarette e alcol. La ragione per cui l’alimentazione dello yogi è rigorosamente vegetariana è per lo più una ragione salutare e fisica, piuttosto che etica, ma non mi soffermerei troppo su questo aspetto, perché io comunque alla carne non posso rinunciare.

Una precisazione che ci tengo veramente tanto a fare è che lo yoga e la meditazione non hanno niente a che vedere con la religione. In realtà la religione induista non è davvero una religione, ma piuttosto una filosofia, uno stile di vita successivamente convertita dall’uomo in religione. Shiva infatti non è una divinità; viene chiamato anche Adiyogi, ovvero colui che ha portato e condiviso ai più le pratiche di yoga e meditazione, quindi venerato come il sommo yogi. Durante le nostre giornate in ashram facevamo spesso visita allo Shiva Linga, ovvero la rappresentazione di Shiva sotto forma di statua piazzata al centro di una grotta di mattoni, il Dhyanalinga. Quel luogo contiene una quantità tale di energia che porta a un profondo stato meditativo anche chi è assolutamente nuovo a questa pratica. Il modo migliore per godere di questo momento è visitare lo Shiva Linga dopo essersi immersi nel Teerthakunds, ovvero dei bagni (separati per uomini e donne) che posseggono una forte energia e conferiscono benefici per lo spirito e il corpo, nonché preparano il corpo stesso alla meditazione nel Dhyanalinga. Dopo aver fatto una doccia, ci si immerge nelle acque gelide per una decina di minuti con una tunica. La vasca è fornita di uno Shiva Linga al centro e una cascata su un lato. Terminata l’immersione si procede verso il Dhyanalinga per la meditazione. Non è necessario immergersi ogni volta prima di vistare il Dhyanalinga, ma è fortemente consigliato almeno una volta.

Nell’ashram c’erano anche altre persone che frequentavano diversi “corsi”, tra cui quelli più estremi del silenzio. Si riconoscono per il cartellino appeso al collo che dice ‘Silence’. Per tutto il tempo che trascorrono nell’ashram gli è assolutamente vietato parlare con chiunque e addirittura incrociare lo sguardo dei passanti. Nel nostro gruppo c’è stato un giorno in cui abbiamo messo in atto il silenzio per qualche ora e fidatevi, è qualcosa di estremamente difficile. Non solo non si può parlare, ma essenzialmente non si può comunicare nemmeno a gesti, occhiate o scrivendo nulla. Immaginate a seguire una disciplina così rigida per giorni e giorni. Passeggiando per l’ashram, che era davvero vasto e completamente immerso nel verde, si potevano trovare persone in profondo stato meditativo in ogni angolo, alcune in veri stati di trance, che sembravano quasi posseduti.

Purtroppo non possiedo alcun tipo di foto del posto, perché era vietato farne (ecco anche perché questo post non è supportato da immagini), come vietati erano i cellulari. Sarà banale dirlo, ma stare senza telefonino è stato rigenerante. Le persone che erano nella nostra “classe” erano tutte persone interessanti e con una storia da ascoltare. Erano per lo più indiani, ma c’erano anche una manciata di persone straniere, un ragazzo afgano-americano, una ragazza libanese, uno australiano e uno inglese. Quando succedeva di scambiare pareri, opinioni o esperienze era sempre curioso ascoltare i diversi punti di vista o quello che era successo nelle vite altrui. L’ultimo giorno c’è stata anche qualche lacrima, perché ormai ci conoscevamo tutti ed eravamo un po’ una grande famiglia. Ci sentiamo ancora su un gruppo whatsapp amministrato dal nostro yogi per condividere notizie sulla meditazione o per chiarire dubbi salla pratica.

Quelli in ashram sono stati giorni duri e di grande sacrificio, ma decisamente ripagati dai preziosi insegnamenti e dall’impagabile esperienza che abbiamo vissuto. Consiglio a tutti un’esperienza in un ashram in India, anche se non siete interessati a questa disciplina o se siete scettici verso la meditazione, è soprattutto per questo che dovreste provare. Dovete andare convinti di quello che state per fare però, nessuno deve convincervi. Non si tratta di religione, né sport, né di qualcosa di metafisico, ma pura e semplice scienza. Vi faranno vedere come, tramite movimenti e tecniche di respirazione particolari, la vostra vita subirà notevoli miglioramenti. È scientificamente provato. Dopo aver lasciato l’ashram si dovrà rispettare un mandala di quaranta giorni, durante i quali si dovrà praticare due volte al giorno, dopodiché una sola volta al giorno. Sono molto felice di essermi messa alla prova in questo modo e di aver imparato una pratica che sicuramente darà incredibili benefici al mio corpo e alla mia mente. Il mio mandala finisce tra cinque giorni esatti e pensare di star per completare un compito così difficile, per una novella come me, è davvero grandioso.

[Edit del 21 Giugno: in occasione dell’International Yoga Day il governo indiano ha rilasciato un protocollo sulle basi dello yoga e della meditazione per chi volesse avvicinarsi alla pratica. Se vi interessa potete scaricarlo qui. Per favore leggete attentamente il disclaimer a pagina 4 prima di praticare gli asana.]

14 pensieri su “Yoga e meditazione in un ashram in India

  1. Ti faccio i complimenti per il tuo raggiungimento!
    Hai vissuto un’esperienza davvero particolare – non avevo la minima idea che esistessero posti così! – e sicuramente affascinante. Tu praticavi già yoga e meditazione, oppure ti sei avvicinata a queste discipline nell’ashram?

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  2. Ciao Sara,che bel post!Io pratico yoga da un paio di anni,una cosa molto soft una volta alla settimana,pero’ lo trovo molto rilassante e da qualche tempo ho iniziato ad interessarmi alla meditazione. Solo che lo trovo abbastanza faticoso da mettere in pratica!Percio’ ti vorrei chiedere,tu come ti sei approcciata a questa disciplina?C’e’ qualche lettura che mi consiglieresti?
    Grazie mille e complimenti per tutte le cose interessanti che racconti 🙂

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    1. Ciao Holly! Grazie i complimenti ♥️ per la meditazione beh sì, non è semplicissimo, bisogna ritagliarsi del tempo tutti i giorni ed essere costanti. Io non ho letto molto a proposito, ma posso consigliarti il libro “Inner Engeneering” di Sadhguru un famoso guru indiano. Puoi anche guardare i suoi video su YouTube. È interessante, perché spiega proprio come sia la scienza che rende possibile tutto questo processo. Fammi sapere 😀

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  3. Grande Saretta! Avendoti conosciuta amante della cultura giapponese e ritrovandoti in quella indiana mi sorprende positivamente..con grande ammirazione verso questa disciplina che ho sempre amato e che pratico con l’antigravity . Un bacetto tesoro

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  4. Ciao Sara, post molto interessante.
    Mi ha dato molte delucidazioni riguardo all’argomento,ti ringrazio molto.
    Dato che sto pensando di vivere un’esperienza simile nei prossimi mesi, sto cercando l’ashram giusto per me. Preferirei fare volontariato e donazioni quindi contribuire pienamente ai lavori della comunità e seguire pienamente la preghiera e la meditazione. Vorrei però scegliere un luogo poco occidentalizzato. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio ma ho letto e sentito che ormai molti ashram sono a pagamento come fossero delle spa o dei luoghi di lusso con prenotazioni di massaggi e cose simili. Io non vorrei sbagliare e capitare in uno di questi luoghi essendo allo scuro di tutto. Non mi importa dei comfort e delle regole. Sono disposta a rinunciare ai primi e seguire pienamente le seconde oltre che studiare anche testi Upanishad, la filosofia induista e scoprire cosa posso imparare dai Veda. Vorrei partire per settembre o fine settembre e magari tornare verso la seconda metà di dicembre. Avresti qualche consiglio da darmi? e poi potrei sapere il nome definito dell’ashram in cui sei stata?
    Ti ringrazio.

    Barbara 🙂

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  5. Ho fatto un corso di yoga anni fa, poi ho seguito alcune lezioni online, perché dove abito io è difficile trovare dei corsi. Mi affascina tantissimo, vorrei avere più te,po per la pratica e vorrei anche avvicinarmi alla meditazione. Io in un ashram ci andrei volentieri, sarebbe per me un mettermi alla prova ma anche aprire gli occhi verso un modo per me ancora misterioso ma molto affascinante. Brava, hai fatto benissimo!

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